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Chiesa di San Giuseppe


LA FONDAZIONE

La Chiesa di San Giuseppe fu eretta dalla Confraternita dei Pellegrini di Alba, una pia associazione di laici nata spontaneamente alla fine del sec. XVI ed ufficialmente riconosciuta dal vescovo Gonzaga nel 1622. Nei primi decenni del ’600 Alba era sconvolta profondamente, trovandosi più volte al centro di dolorose vicende militari che terminarono solo con la definitiva conquista della città da parte dei Savoia nel 1631. La ritrovata stabilità politica fu la premessa indispensabile per il progressivo rinascere della vita cittadina in tutti i suoi aspetti: anche la devozione popolare, messa a dura prova dalle guerre e dalle pestilenze, ritrovava vigore attraverso le confraternite di laici, che partecipavano ai riti e alle cerimonie contribuendo, con la propria presenza, ad animarle. In particolare, sappiamo che già nel 1638 il vescovo aveva assegnato alla Compagnia dei Pellegrini una sede affinché i confratelli potessero riunirsi in preghiera: si trattava della piccola chiesa di S. Antonio (poi demolita nel sec. XVIII), inutilizzata da più di un secolo.
Nel 1645 venne fatta richiesta al vescovo Trizio perché «... intendo la Compagnia de Pellegrini di questa Città erigere un’oratorio a laude di S.D.M. e gloria di S. Giuseppe, suo protettore, e decoro di questa Città...» si permettesse alle confraternite e compagnie secolari della città di poter recitare l’ufficio della Beata Vergine Maria, di poter erigere un campanile e di tenervi una campana di più di quaranta libbre per chiamare a raccolta i confratelli. Nonostante le proteste del Vescovo e della stessa casa Savoia, che desideravano venisse mantenuto efficiente il vecchio S. Antonio, i lavori lentamente proseguirono: nel 1652 risultava agibile la sacrestia della nuova chiesa. La solenne consacrazione avvenne quattro anni dopo. Nell’arco di tre secoli la Chiesa di S. Giuseppe si è assai arricchita, tanto da diventare un piccolo scrigno di opere d’arte, unico nella sua ricchezza non solo nel panorama albese.

L'ESTERNO

La facciata è assai semplice, rettangolare, coronata da un timpano triangolare e suddivisa in due ordini sovrapposti di lesene. Nell’ordine inferiore, che poggia su un alto zoccolo, si apre il portale incorniciato e concluso da un timpano curvilineo. L’ordine superiore è animato da una finestra e seriana plasticamente rilevata e da due nicchie centinate che un tempo accoglievano altrettante statue. Questo tipo di facciata rimanda alla tipologia architettonica promossa dalla controriforma cattolica, elaborata e diffusa da architetti come Vignola, il Della Porta (Chiesa del Gesù, Roma, 1568-84), e il milanese Pellegrino Ribaldi (Chiesa di S. Fedele, Milano - iniziata nel 1969), esempi che approdarono a Torino dopo il 1577 nella Chiesa dei Ss. Martiri, forse su disegni dello stesso Tibaldi. Il S. Giuseppe di Alba è un esempio di come questi modelli furono tradotti in forme più semplici (più povere) e correnti anche nell’albese e nel Roero, a partire dagli oratori braidesi delle confraternite dei Battuti Neri (Chiesa di S. Giovanni Battista Decollato, iniziata nel 1591) e dei Battuti Binachi (Chiesa della Ss. Trinità, iniziata nel 1622).

IL CAMPANILE

Presenta le tipiche forme del barocco locale, con una cella campanaria leggera e slanciata (qui caratterizzata da una curiosa cuspide in mattoni), sovrapposta ad un corpo più massiccio a due ordini quasi privo di aperture e dal forte risalto plastico. La prima intenzione di costruirlo risale al 1689, ma la prima notizia certa che ne era stata completata una parte (probabilmente gli ordini inferiori) è del 1718. Infine, negli anni 1813-1829, fu sopraelevato con la cella campanaria.

L'INTERNO

All’interno la Chiesa di S. Giuseppe è una semplice aula rettangolare (secondo la tipologia tardo-cinquecentesca che abbiamo citato sopra, a proposito della facciata), a due campate, voltata, con presbiterio e coro rialzati, con annesse cappelle e sacrestia. Tuttavia, al momento della consacrazione doveva avere un aspetto assai modesto, ben lontano da quello che avrebbe acquistato nei secoli successivi, poiché era ancora priva di cappelle e di ogni decorazione pittorica. Gli affreschi che decorano le pareti della Chiesa di S. Giuseppe coprono un arco temporale che va dalla fine del sec. XVII alla metà del sec. XIX. Quelli delle volta, in particolare, furono eseguiti tra il 1720 ed il 1721 dal luganese Vittore de Nicola, quadraturista, e da Carlo Posterla, figurinista, e furono il primo esempio albese di grande decorazione a fresco settecentesca. Incorniciati da complesse e ridondanti architetture, stanno quattro grandi riquadri rappresentanti, l’ingresso verso il cielo, da dove discende lo Spirito Santo. Negli spicchi delle lunette della controfacciata e del coro sono raffigurate quattro figure allegoriche. Contro la parete d’ingresso si trova una grande tribuna settecentesca in legno, che include due confessionali. Su di essa un preziosissimo organo fabbricato tra il 1744 ed il 1745 dai fratelli Concone di Torino. Anche se ormai privo di tastiera e di altre parti trafugate, è di grande importanza perché è la più antica opera documentata dei celeberrimi maestri organari torinesi. La prima cappella sulla destra è dedicata al Ss. Crocifisso e venne costruita dai Capimastro Giacomo ed Agostino Tirola e Giovanni Battista Bertinelli tra il 1711 ed il 1716, su disegno del Petitti. È un interessante ambiente a pianta pentagonale, con Lesene che si spezzano agli spigoli. Il progetto originario prevedeva una copertura senza cupolino, che venne aggiunto a lavori iniziati, assieme al piccolo ambiente sulla destra che raccorda la cappella con il prospetto convesso che si affaccia sulla piazza. Gli affreschi della volta (1887) raffigurano una copertura a lacunari ed alcuni angioletti che recano gli strumenti della passione e del martirio di Cristo.Sull’altare si trova un notevole crocifisso ligneo, intagliato a Milano tra il 1708 ed il 1709, che il Venerdì Santo veniva trasportato in processione sopra un fastoso baldacchino, con le braccia snodate ripiegate in avanti e addobbate per l’occasione. Sullo sfondo è dipinta la città di Gerusalemme contro un cielo livido. Accanto al Cristo c’erano due statue di fattura ottocentesca rappresentanti la Vergine e S. Giovanni Evangelista, mentre sulle pareti, ai lati dell’altare, erano applicate due Lampade (circa 1716) costituite da angioletti reggitorcia in stucco dorato, sorretti da una mensola: oggetti tutti trafugati. La monumentale scalinata che conduce alla cappella era originariamente rivestita con piastrelle in cotto, sostituite alla fine del sec. XIX, quando si aggiunsero anche le balaustre.
Quindi, troviamo la cappella dei Ss. Pietro e Paolo (1687-1688), fatta costruire dal medico Pietro Paolo Torreri di Corneliano, sottopriore della Confraternita. Gli affreschi rappresentanti il martirio dei due Santi titolari, sono coevi alla costruzione della cappella; l’arcone d’ingresso (sul quale compare lo stemma dei Torreri) venne ridipinto dal De Nicola dopo aver dipinto la volta della chiesa. Sull’altare risplendeva un bel dipinto, trafugato nel 1982, raffigurante la Madonna col Bambino tra Angeli e i due Santi titolari, racchiuso da una splendida ancona in legno dipinto e dorato, formata da colonne tortili e cariatidi che sorreggono un timpano spezzato recante alla sommità lo stemma del donatore. Il pulpito in legno è ottocentesco.
Il presbiterio e il coro, rialzati su una tribuna, costituivano, prima delle recenti spoliazioni, un complesso decorativo senza eguali ad Alba e di grande interesse storico ed artistico a livello non solo locale. I sedili in legno, dove si riunivano i confratelli, furono la prima spesa consistente che la Compagnia affrontò dopo la costruzione della chiesa: al centro, la ricca sedia priorale dallo schienale vivacemente intagliato, commissionata nel 1671 dal priore Giovanni Domenico Buatto e dal sottopriore Pietro Bernardino Rolfo: con le generose elemosine elargite da tutti, i confratelli si fecero fare altri sedili.
La sistemazione definitiva del coro è di poco successiva la metà del ’700, allorché venne realizzata la monumentale architettura in legno dorato costituita da colonne tortili e timpani spezzati: essa era destinata a racchiudere la pala in precedenza posta sull’altare maggiore e raffigurante la Sacra Famiglia (opera eseguita a Savigliano nel 1640 da Giovanni Pistone e da Jean Claret), assieme al bel dipinto seicentesco che rappresenta la Ss. Trinità, e alle statue di S. Andrea (a destra) e di S. Agostino. Gli altri sei dipinti, eseguiti tra il 1755 ed il 1759, erano stati donati dai sottopriori della Compagnia, come testimoniato dalle iscrizioni e dagli stemmi gentilizi riportati sul bordo inferiore delle tele stesse. Il programma iconografico dell’intero complesso venne concepito per celebrare il patrono S. Giuseppe e la Sacra Famiglia: queste le scene rappresentate: lo Sposalizio della Vergine (I a sinistra), la Natività (I a destra), l’Adorazione dei Magi (II a sinistra), la Presentazione del Tempio (II a destra), la Fuga in Egitto (III a destra) e la Bottega di Nazareth (III a sinistra). Tornando alla navata, ecco la cappella dell’Angelo custode, eretta per volontà del Vescovo Monsignor Vittorio Nicolino della Chiesa (1667-1691), il cui stemma gentilizio compare sull’arco d’ingresso e sul fastigio dell’ancona. Iniziata nel 1687, l’ancona venne dorata soltanto tra il 1698 e il 1699 da Giovanni Battista Birago: un ritardo che forse si spiega con la sopravvenuta morte del committente. Non sappiamo cosa fosse rappresentato sulla tela trafugata. L’ultima sosta va dedicata alla cappella dei Ss. Giovanni Battista e Luigi Gonzaga, fondata nel 1718 con la sola intitolazione al Battista. Sulla tela, opera di buona qualità attribuibile al braidese Pietro Paolo Operti ed assegnabile alla metà del sec. XVIII, spiccavano la Vergine Addolorata ed ai suoi piedi i due Santi titolari della cappella. Gli affreschi furono eseguiti da L. Celant nel 1843, come leggibile nelle due iscrizioni.
Dal settembre 1998 la Chiesa di San Giuseppe è affidata in Comodato d’uso gratuito all’Associazione di Volontariato «Proteggere Insieme», che ne ha curato il recupero in maniera complessiva. Dal 12 ottobre 2002, in occasione della sua inaugurazione la Chiesa di S. Giuseppe è sede del Centro Culturale «San Giuseppe», nato dalla collaborazione di Proteggere Insieme ed i suoi volontari, aprendo l’edificio ai visitatori e organizzando al suo interno importanti mostre, concerti, iniziative culturali di vario tipo. Un impegno costante a favore della cultura della Città di Alba.

 

Centro Culturale San Giuseppe P.zza V. Veneto presso Chiesa di S. Caterina 12051 Alba CN
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